Catania: “dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora?”

Nel 1835 uno scrittore francese tenta la scalata dell’Etna “con un gruppo di uomini, due muli e una bottiglia di rum”. Quello scrittore è Alexander Dumas, e sono le sue parole – tratte da diversi testi dello scrittore, da Le Speronare a Impressioni di viaggio – ad accompagnare l’ascesa al vulcano, conquistandone passo dopo passo la vetta, disegnando le proprie orme su una stratificazione millenaria di passi umani; accanto alla sua voce quella di uno scienziato che alla dimensione quasi religiosa della scalata affianca lo sguardo analitico della fisica, dedito alla composizione della materia, all’infinitamente piccolo, uno sguardo che segue una traiettoria inversa, non più verso l’alto ma verso l’infinitamente basso.

Binari apparentemente contrapposti, dei quali tentare una riconciliazione non solo possibile, ma auspicabile, che restituisca una visione capace di abbracciare il tutto, il mistero ancestrale del vulcano e il tentativo di dominarlo, comprendendone la natura fisica e insieme metafisica. Su questo gioco sinfonico di rimandi è costruito Dove vanno i vecchi Dèi che il mondo ignora? dei filmmaker Giuseppe Spina e Giulia Mazzone, fondatori di Nomadica, network per il cinema sperimentale e d’artista finalizzato a sostenere la creazione e la circolazione di opere cinematografiche indipendenti, con sede in Sicilia e a Bologna: il film sarà proiettato giovedì 20 aprile alle 19.30 a Zo – Centro Culture Contemporanee di Catania (Piazzale Rocco Chinnici, 6) nell’ambito dell’evento “Memorie del Fuoco”, una giornata dedicata all’Etna e ai molteplici sguardi – artistico, teatrale, letterario, scientifico – sul vulcano.

Girato in diversi anni e totalmente autoprodotto, il film ha visto il coinvolgimento dell’AIV – Associazione Italiana di Vulcanologia, del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, dell’Ente Parco dell’Etna e di diverse aziende di estrazione e lavorazione della roccia basaltica situate ai piedi del vulcano, nei in territori di Belpasso e Nicolosi.

Un film decisamente unico, nel quale si mescolano con un costante gioco di rimandi frammenti di pellicola, documenti d’archivio e immagini in digitale, lo sguardo artigianale della macchina da presa e quello tecnologico dei satelliti e dei microscopi. Il risultato è una visione caleidoscopica del vulcano, che mai si vede nella sua interezza quanto piuttosto sprofondando e facendosi strada all’interno delle sue pietre e delle sue rocce, laddove sono sprofondati i vecchi dèi, rappresentati nei Dialoghi di Leucò di Cesare Pavese che danno il titolo all’opera, quelli che incarnavano gli aspetti e gli elementi della Terra, e che rivendicano, al di là dell’oblio, la loro eterna natura di creatori.

Il film è diviso in tre parti: “la regione inferiore” in cui potenti scavatrici d’acciaio, quasi Ciclopi contemporanei, strappano e tagliano massi vulcanici; “la regione del fuoco” dove divinità vagano condannate tra l’interno e l’esterno della Terra, tra le ombre e il fuoco; “la regione deserta” in cui il film si stacca dall’occhio umano per andare nell’ultra-visibile, dentro la cenere, tra i cristalli dentro la roccia, fino al punto estremo. Ciascuna delle tre regioni è indagata da un lato attraverso la profondità dello sguardo tecnologico, dall’altra tentando di fare riemergere la memoria e la traccia di mitologie stratificate nel corso di millenni. Il risultato è un viaggio nel tempo e nella materia dell’Etna reso ancora più ipnotico da un disegno sonoro interamente composto dalla musica delle rocce, dalle vibrazioni basaltiche alle traduzioni di sismogrammi, dall’attività intercraterica a quella eruttiva.

“La letteratura riguardante l’Etna è sterminata, le prime tracce scritte risalgono al VII sec. a.C. Poeti, filosofi, scienziati, scrittori, artisti, viaggiatori di ogni tipo, hanno interrogato il vulcano, spesso incrociando le loro esperienze – dicono i registi. – È quello che abbiamo tentato di fare anche noi. Il film è diario, saggio, documento e messa in scena di documenti, finzione. Anch’esso è stratificato nella scrittura così come nei formati di ripresa utilizzati”.

Presentato in concorso al 40mo Torino Film Festival lo scorso novembre e al Millennium Film di New York a marzo, dopo la proiezione catanese il film sarà in tour: il 2 maggio al Trento Film Festival, il 12 maggio alla Cineteca di Bologna, a giugno all’Asolo Art Film Festival e all’Independent Film Show di Napoli.

Giuseppe Spina e Giulia Mazzone vivono e lavorano insieme da 16 anni. Sono i fondatori di Nomadica, realtà che intreccia cinema, scienza, arte, pensieri e proiezioni di ogni genere, luogo e tempo. Nomadica si manifesta con produzioni, proiezioni, seminari, workshop, eventi online e tanto altro.
I loro film sono stati ospitati da numerosi festival nazionali e internazionali. La collaborazione tra Giuseppe e Giulia riguarda tutti gli aspetti della realizzazione, dalla scrittura alle riprese alla post-produzione.

 

Commenti
Caricamento...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi